23.7.07

Chi ha bisogno delle classifiche?


Internet è il medium destrutturato per eccellenza, non ci sono palinsesti, non esistono occhielli, non c'è un modo prestabilito per guidarne la fruizione.

Degli ultimi tempi la polemica nella blogosfera sul tentativo che fanno alcuni di darle una struttura per creare un ranking fra i blog ed eleggerne i più "bloggosi"...

In effetti questo fenomeno delle classifiche dei blog mi sembra solo un sintomo di una tendenza che ultimamente sta pervadendo tutta internet.
Il medium che per eccellenza costringeva la propria utenza a reinventarsi un percorso mentale ad ogni accesso sembra che ora si stia avvitando intorno a svariati tentativi di dare un ordine al disordine.

A guardare i titoli dei post dei blog tematici o le pagine dei più visitati quotidiani on line non passa giorno senza che ci sia qualcosa del tipo "I 10 film più belli della storia", "I 100 siti più visitati", "I 50 blog più influenti" ecc ecc.

Tutti vogliono guidarci e farci capire cosa leggere e perchè.. Sappiamo tutti che internet necessita un grosso impegno per la razionalizzazione dei contenuti ma siamo sicuri che la "classifica" sia il metodo più corretto?

A mio parere il giudizio oggettivo che dovrebbe scaturire da una classifica è completamente insensato, per questo immagino che in un prossimo futuro assisteremo ad un forte sviluppo di strumenti web 2.0 che possano suggerire in maniera profilata quali sono i contenuti più interessanti giudicati tali da persone affini.

Devo ancora trovare un approccio decisivo in questo senso ma spero vivamente che quando sarà di uso comune le classifiche andranno in pensione definitivamente.

19.7.07

IPTV TO HD

Per chi non avesse capito niente del titolo rimando a questo mio post di qualche tempo fa.
Ultimamente sembro in vena di autocitazionismo narcisistico (....) ma devo dire che inizio ad avere conferme dello scenario cha avevo ipotizzato, ovvero dell' IPTV come prossimo driver per l'alta definizione e quindi come driver di contenuti televisivi in generale e del prossimo big next step (ovviamente parliamo dell'Italia).

I big ancora non sono scesi in campo ma nello scenario italiano già si vedono i semi di quello che vedremo in futuro, in particolare mi riferisco a piccoli ISP che sembrano puntare sul mondo IPTV soprattutto per la sua declinazione HD.

Indico quindi per approfondimenti questo articolo di OneAdsl , di mio posso aggiungere che sostanzialmente siamo all'inizio di quell'era che prefiguravo fare finire il duopolio della televisione italiana nel giro di qualche anno.



18.7.07

Second Life... storia di un disastro annunciato


Qualche mese fa (in tempi non sospetti direi) mi sono dilungato sul fenomeno in questione e sul perchè fosse sostanzialmente una delle tante bolle a scoppio ritardato della new economy destinata ad implodere nel nulla.

Oggi leggo con piacere sul Los Angeles Times che sostanzialmente tutti i miei dubbi erano leciti e alla prova dei fatti Second Life sta dimostrando la sua natura limitata.

Sostanzialmente il tema del numero clienti è quello più significativo, degli 8 milioni di millantati utenti ce ne sono meno di 100.000 attivi nello stesso momento.

Inoltre si scopre che tutte le società (americane) che avevano attività su Second Life lo stanno abbandonando precipitosamente poichè dopo il primo ovvio e risicato vantaggio in termini di branding e presenza sui mezzi di comunicazione sostanzialmente si sono rese conto che non ha senso proporre prodotti virtuali che non soddisfano bisogni reali...

L'Italia in ritardo come al solito si affaccia ora su questo mondo ed oggi stesso su una testata Free Press mi sono ritrovato a leggere un articolo riguardante una società di assicurazioni che con orgoglio presentava la sua polizza "per problemi di teletrasporto in Second Life"... Il tutto condito con una strana intervista nella quale si sosteneva che questa iniziativa avrebbe contribuito ad aumentare le assicurazioni reali...

A mio parere i creatori di Second Life sono stati molto bravi ad agire sul loro vero target, i professionisti della comunicazione.
Sostanzialmente hanno fatto credere ad improbabili ed inesperti pionieri del marketing on line che per essere "cool" si doveva essere su Second Life.
Purtroppo la realtà e le tendenze di internet si trovano in altri ambiti e non mi stupisco (come già sottolineato al tempo) che alcuni si stiano già rivolgendo ad altri mondi persistenti on line....

Aggiungo una nota... Il sito di Repubblica sembra aver puntato moltissimo sul fenomeno Second Life fino a pubblicarne una guida.. Mi chiedo se i continui e ripetuti interventi su questo mondo fossero solo strumentali alla vendita della guida o se realmente gli articolisti della famosa testata credessero nel "fenomeno" SL...

12.7.07

I soldi, i videogiochi e chi non capisce

Prendo spunto da una news di Punto-Informatico perchè mi sembra che ultimamente fra polemiche risibili, caccia alle streghe e censure preventive si sia perso di vista l'elemento di più grande interesse del mercato videoludico: genera una quantità spropositata di danaro.

E' strano quindi che anche negli USA dove i soldi sono una religione ci si accanisca contro i videogiochi più o meno come accade qui in Italia. Si discute di censure, di violenza infantile e di genitori privi di capacità di controllo e si trascura l'evidenza: 7,4 miliardi di dollari di fatturato.

Cito il secondo elemento di sicuro interesse:

"il 60% delle famiglie statunitensi usa videogiochi, l'età media dei gamer è di 30 anni, mentre l'acquirente medio è prossimo ai 40 anni"

E' possibile che le polemiche contro il medium del videogioco siano frutto di una profonda ignoranza, se non conosci eviti e il distacco è facile precursore della critica.

Rimane inspiegabile ai miei occhi come almeno in Italia il mondo economico/industriale non abbia preso atto di cosa sia il medium del videogioco ed è un dato di fatto che l'Italia non può esprimere una vera industria del settore.
E' sufficiente scorrere il sito degli sviluppatori italiani di videogiochi per capire che quasi tutti sono impiegati all'estero....

In Italia gli incentivi per l'innovazione vengono assorbiti dalle imprese in strampalati progetti senza peraltro investirli in terreni fertili con grossi margini di crescita.

Abbiamo perso ancora una volta l'occasione di essere produttori, anche in questo settore dobbiamo rassegnarci ad essere solo distributori e consumatori.

29.6.07

I media e il tempo: da quando le lancette dell'orologio non indicano più l'ora

Con questo post inauguriamo una serie di approfondimenti sui Media e il Tempo.

Da quando i media sono entrati nelle nostre case, nelle nostre vite e sui nostri corpi molte cose sono cambiate, una di queste è sicuramente la percezione del tempo.

Il tempo libero è diventato l'obiettivo primario di ogni mezzo di comunicazione, la risorsa scarsa per eccellenza è il luogo dove si innestano i meccanismi della comunicazione di mercato.

Il tempo è stato ricostruito e i media hanno elaborato la capacità di renderlo flessibile durante la loro fruizione.
I tempi filmici, visuali, della lettura sono analizzati e strutturati per ottimizzare la capacità di assimilazione dell'utente target.

Ovviamente oltre al discorso tecnico i media hanno ripensato il tempo anche da un punto di vista autoriale, il cinema in particolare nella sua storia ha esemplificato a più riprese il fatto che il tempo non è una variabile scontata iniziando a trovare nell'intreccio piuttosto che nella fabula il vero luogo dell'analisi.

In ogni caso il primo esempio che vorrei mostrare non è cinematografico quanto invece televisivo, in particolare un video musicale dei REM: Imitation Of Life

Il video sfrutta incredibilmente bene le potenzialità delle nuove tecnologie digitali e riprende una scena di pochi secondi che si ripete in loop e che viene "portata avanti" narrativamente "zoomando" su alcuni particolari piuttosto che altri.
Il tempo in questo caso viene dilatato e la sua misurazione in effetti perde quasi significato.
Un perfetto esempio di cosa il titolo del post voleva comunicare
Buona visione!

22.6.07

I Media e la Realtà: quello che vedi nella sfera di cristallo è tutto vero, ma se non avessi guardato…

Un nuovo post del ConTe per Mediablog

I media sono nati per raccontare il mondo e hanno finito per cambiarlo, perché il mondo quando si è accorto di essere davanti all'occhio indiscreto della macchina da presa, dopo il primo timido imbarazzo, si è fatto vezzoso e compiacente.

E questo è il più grande paradosso che la nostra quotidianità interconnessa ci rimbalza attraverso i cristalli liquidi: i mezzi di comunicazione se sono maliziosi danno un'immagine fasulla perché artificiosamente corrotta, se sono (ingenuamente) virtuosi ci danno un'immagine distorta perché è comunque differente da quella che avremmo potuto apprezzare osservando coi nostri occhi, senza schermi interposti.

Per semplificare il concetto mi concedo un esempio, per complicarlo una riflessione scientificofilosofica.

L'effetto dei media su tanta parte dei "fenomeni" di politica, cronaca, sport, spettacolo, costume, etc è quello dell'obiettivo della macchina fotografica quando è puntato sul viso della vostra ragazza: dopo l'iniziale riluttanza lei prenderà a sistemarsi i capelli e poi, a prescindere dal momentaneo stato del (volubile) umore, si atteggerà a un'espressione lieta, magari porgendo all'obiettivo il profilo che ritiene migliore.

Il mondo che ci restituisce il tubo catodico dunque, nel migliore dei casi è un mondo che si è appena pettinato, che ostenta sorrisi o lacrime, che sono lì solo per comporre una realtà la cui intima ragione è quella di essere comunicata (trasmessa) e vista,
prima ancora che "vissuta".

E adesso la riflessione pomposa.

Il fisico tedesco Werner Karl Heisenberg nel 1927 ha enunciato un principio universalmente noto come Principio di Indeterminazione (sebbene si tratti a tutti gli effetti di un teorema) che non soltanto ha rivoluzionato il mondo della fisica ma ha avuto un effetto prepotente sulle coscienze degli intellettuali contemporanei scardinando l'assoluta fede che la scienza si era conquistata nel secolo positivista e sbattendo dietro di sé la porta che era rimasta socchiusa.

L'enunciazione del principio in parole poverissime è questa: "Non possiamo conoscere simultaneamente la posizione e la quantità di moto di un elettrone". Al di là delle dotte disquisizioni scientifiche e delle complesse equazioni differenziali che supportano tale enunciato, ciò che ci interessa nel presente contesto non è il suo significato nell'ambito della neonata scienza quantistica né tantomeno il significato assunto nel travagliato mondo della cultura umanistica (il grado di certezza a cui possiamo pervenire attraverso la scienza non è indefinito). Quello che ci interessa è la sua prima, erronea interpretazione, di cui in un primo momento lo stesso Heisenberg era convinto e che tutt'oggi (nonostante sia stata pubblicamente rinnegata) riscuote molto successo (la mia professoressa di Scienze del liceo ne era fermamente convinta). Questa interpretazione dice: "Non possiamo conoscere la posizione dell'elettrone in un dato momento perché l'atto della misura produce un disturbo sul moto della particella che la porta ad occupare una posizione differente da quella che la stessa avrebbe occupato in assenza dell'operazione di misura". Ovvero, il solo fatto di osservare il fenomeno, cambia il fenomeno stesso. E quindi interpretando il primo (acerbo) Heisenberg siamo tornati ai media, per dire "osservando il mondo i media hanno provocato su di esso un effetto che lo ha cambiato".

Ma fino a qui abbiamo lasciato scivolare parole, ora caliamoci nella "realtà" che ci circonda.

La politica è cambiata coi mezzi di comunicazione:

  • si è accentuata la spettacolarizzazione da una parte e la personalizzazione dall'altra;
  • i politici sono meno retori e più retorici, meno carismatici e più divi, meno filosofi e più venditori;
  • il messaggio della politica agli elettori si è via via semplificato e ristretto, finendo per incarnarsi in slogan che abbracciano luoghi comuni e rifiutano come dispersivi i concetti di approfondimento delle problematiche e sfaccettamento della realtà.

Lo stesso sistema elettorale maggioritario, probabilmente, è in buona parte figlio della televisione. Potremmo proseguire ancora a lungo ma usciamo dalla politica. Anche lo sport si è adattato alla televisione, le partite di calcio si giocano tutti i giorni della settimana e siamo stati a un passo per inserire i timeout all'interno dei 90 minuti in modo da gestire meglio gli spazi pubblicitari. La pubblicità avvolge tutto lo spettacolo dal fondo del campo da gioco ai polpacci dei giocatori.

E questo andando a considerare solo il lato "reportistico" del mezzo di comunicazione, e non il suo aspetto di strumento di intrattenimento. Ovviamente la nostra vita quotidiana è stata rimodellata nei suoi ritmi e nei suoi tempi dalla televisione come mezzo di intrattenimento, ma insisto, non è questo l'oggetto della discussione, bensì il valore reportistico del mezzo di comunicazione.

A questo punto potrei proseguire a oltranza fornendo esempi a supporto delle mie tesi e puntando il dito indice contro il demone, ma non è questo il mio obiettivo, o quantomeno, non è questo il suo contesto, perché la mia riflessione sarebbe monca se non prendesse atto del ruolo svolto dai nuovi media, quelli che della televisione sono i nipoti e della quale hanno ereditato alcuni difetti e qualche pregio.

Ma è opera troppo ambiziosa per un semplice blog, dunque lancio il sasso e nascondo la mano, ma lo stagno, le acque smosse in circoletti concentrici siete voi, allora non indignatevi se non vi ho rivelato il nome dell'assassino e lasciatevi attraversare dalle domande: anche internet sta cambiando il mondo? Internet perpetrerà l'inganno o ripararerà ai danni fatti dalla televisione? Non conosco la risposta ma vi sussurro un suggerimento: dipende tutto da te. Dipende dalla coscienza che hai nell'usare lo strumento.