Non voglio sprecare "inchiostro", il mitico ed ottimo Commodore 64 compie 25 anni.
Se ripenso al Commodore 64 mi vengono in mente ore e ore passate a giocare a "California Games" e "Platoon" con i miei amici, un multiplayer ante litteram pieno di suggestioni, grafica primordiale e giocabilità alle stelle.
Avevo un lettore floppy e i giochi "caricavano veloce", era un lusso rispetto agli altri che avevano il mangia cassette...
Il mio C64 ora riposa in soffitta insieme ad un Apple ][ . Spero non senta la mia mancanza come io sento la sua ^_^
Un bell'articolo di Fantascienza.com sul ritorno della serie TV Jericho.
In particolare questa mini-seconda serie concluderà i temi lasciati in sospeso dalla prima controversa stagione, che tra alti e bassi ha raccontato il mondo post atomico visto da una piccola cittadina di provincia degli Stati uniti.
La seconda serie ha potuto vedere la luce (dopo un iniziale idea di sopprimerla) grazie al sostegno dei fan e grazie allo sciopero degli sceneggiatori che ha lasciato molti buchi nella programmazione 2008 lasciando spazi alle serie minori.
In un vecchio post definivo Lost come un telefilm "aumentato", tra le altre cose rileggendolo mi è venuto in mente che un'altra opera aveva scatenato in me più o meno la stessa sensazione di sfuggevole completezza "da mistero irrisolto", sto parlando di "Myst", un'opera storica del videogioco moderno che non ho la presunzione di descrivere in questo post ma che avevo approfondito ai tempi della tesi.
Riporto qui qualche spunto della stessa tesi sul "fenomeno Myst" invitando i lettori a giocare questo enigma e ad iniziare insieme a me un percorso di indagine sul parallelismo fra questo gioco e il telefilm Lost. A mio avviso ci sono molti fattori in comune:
- l'essere fenomeno mediatico
- essere basato sul mistero
- essere basato su isole
- presentare un immaginario con apparecchi meccanici quasi alieni e dagli scopi non definiti
- trovarsi in un contesto narrativo a dir poco non intellegibile
Ma andiamo con ordine, rimando ad un prossimo post una migliore descrizione degli elementi comuni fra Myst e Lost e riporto sotto qualche spunto sul gioco copiato dalla vecchia tesi:
“Myst”, in questo videogioco impersoniamo un semi-dio rimasto imprigionato in una serie di mondi creati dalla mente di altri nostri simili. Ogni mondo ha la sua logica, tutto sembra apparentemente slegato e privo di connessioni ma basta addentrarsi nei meandri labirintici di ogni mondo per capire che dietro a tutto c’’è una logica stringente che deve essere solo capita e interpretata. L’esplorazione dei mondi ci porta a conoscere le ragioni della nostra condizione e tutto un intreccio narrativo si dipana fra un enigma e un altro. Non ci sono mostri da uccidere o avversari da abbattere, ci siamo soli noi, la nostra solitudine e un’infinità di tempo per capire come uscire dalla nostra prigione…..
[...]
Questo gioco grazie solo al passa parola che lo vide oggetto agli inizi degli anni novanta salì agli onori della cronaca e divenne un best seller con milioni di copie vendute. Ancora oggi si sentono le conseguenze di quel fenomeno e la saga è ancora una delle più vendute nella storia dei videogiochi.
Ecco una sequenza del gioco (tra l'altro in una versione migliorata rispetto all'originale basata su "schermate fotografiche in sequenza")
La Sindrome "8 e 1/2" è un disordine autoriale che colpisce gli autori di blog non commerciali. Questa sindrome si trova in tutto il web ed è un comune disturbo che porta gli autori dei blog ad avere "l'orrore del vuoto", ovvero a trovarsi nella necessità spasmodica di scrivere un post nel loro blog anche senza avere un argomento valido di discussione. Il nome della sindrome è di chiara origine cinefila ed identifica il momento in cui un creatore non riconosce più in se stesso la capacità di produrre idee.
Sintomi ed indizi:
Il primo sintomo è il porsi domande come "quanti post ho scritto nel mese?", "i miei amici cosa diranno ora che non sto più postando?", "ho finito gli argomenti di cui mi piace parlare?", "a qualcuno interessa veramente quello che scrivo?". Altro sintomo evidente è la ricerca affannosa di un argomento decente da riportare all'attenzione, la ricerca è tipicamente vissuta con frustrazione poichè è in contrasto con l'idea iniziale di scrivere post solo in base ad una sincera "ispirazione".
Rischi: Il rischio più comune è quello di scrivere post inutili e/o ridondanti creando disaffezione in chi legge e perdita dell'autostima dell'autore.
Trattamenti: Il malato deve innanzitutto riconoscere il suo problema, in seguito dovrà prendere una pausa di riflessione e rileggere in chiave critica tutti i suoi post per capire in che direzione autoriale sta andando. La consapevolezza finale che la mancanza di post non esprime la fine del ciclo creativo riporterà il rapporto autore/blog in un ambito di normale scambio e sacrificando la numerosità alla qualità l'autore ritroverà la voglia di scrivere...
Questa è la scena che mi si è presentata davanti un giorno lavorativo a Roma, Stazione Termini, ore 10.30 di mattina
E' evidente che questa fiumana di persone è in fila per un taxi e come lo stesso faccia tristemente capolino in fondo alla medesima fila... Circa 50 metri più avanti rispetto alla mia posizione.
Posso capire le ragioni di una categoria e la spinta a proteggere uno status raggiunto e soprattutto mantenuto con una grande fatica. Appare comunque chiaro che c'è uno squilibrio tra domanda ed offerta e questo si riflette anche sulla qualità del servizio una volta che lo stesso viene erogato, infatti una volta a bordo il taxista con il quale conversavo amabilmente ha cercato a più riprese di convincermi che sarebbe stato meglio per me prendere un mezzo pubblico piuttosto che cercare di raggiungere l'altra parte della città in taxi.
Ho desistito per pigrizia ma anche perchè infastidito da questo atteggiamento poco "customer oriented"...
Evidentemente corse lunghe e file chilometriche non vanno d'accordo con il modello di business dei taxisti e il risultato è che il cliente viene quasi convinto che per lui la soluzione migliore è essere scaricato a pochi chilometri dalla Stazione di partenza...
E' strano come il comune di Roma non colga l'occasione per istituire ed ampliare servizi ibridi taxi-bus, a mio parere sarebbero a vantaggio di tutti.
Introduciamo subito il colpevole: lo spot antipirateria che ci accompagna prima di ogni proiezione al cinema
Non discuto del merito, non è un post sulla morale del diritto d'autore ne una sua variante, è semplicemente un post che cerca di analizzare uno spot che per come è impostato è probabilmente il peggio riuscito della storia..
Uno spot dovrebbe nella teoria della comunicazione:
- esemplificare una necessità ovvero un bisogno
- proporre un prodotto in grado di esaudirla attraverso alcuni benefici specifici
- spiegare le ragioni per le quali il prodotto è in grado di dare i benefici promessi
Ovviamente il bisogno ed il prodotto devono essere pensati per un target specifico.
Nel caso dello spot in questione la domanda è: quale è il target? I giovani tecnologicamente smaliziati che usano la rete per scaricare contenuti protetti dal diritto d'autore?
La risposta pare essere affermativa visto il taglio che viene dato allo spot: musica incalzante, ritmo serrato, montaggio "atletico".
Ma se il target è quello dei giovani quale è il bisogno che stiamo cercando di esaudire? La risposta sembra incredibilmente essere: IL BISOGNO DI LEGALITA' ovvero il BISOGNO DI NON TRASGREDIRE
PECCATO CHE TUTTI SANNO CHE I GIOVANI VOGLIONO TRASGREDIRE E HANNO "BISOGNO" DI TRASGREDIRE!
Il presupposto è quindi sbagliato e il parallelo che si fa tra il furto di un oggetto e il furto di un film è assolutamente incentivante rispetto al desiderio di trasgressione, sostanzialmente lo spot ottiene un effetto inverso, infatti la retorica dello spot è:
"Non ruberesti mai un auto" "Non ruberesti mai una borsa" ecc ecc.
Il pensiero inconscio che esprimerebbero i giovani al di fuori delle normali sovrastrutture nelle quali vivono (legge, famiglia ecc ecc) è:
"SI,ruberei!" "SI, trasgredirei!"
Quindi lo spot alimenta il bisogno di trasgressione, fornisce tragressione a buon mercato, da la possibilità di sentirsi ladri, lestofanti, malfattori senza in realtà rischiare niente. E' il paradiso del target a cui si rivolge, il fatto che il bisogno che va a soddisfare sia diametralmente opposto a quello sperato è solo un piccolo incidente di percorso...
Per inciso io avrei indirizzato uno spot antipirateria ai genitori, loro si che sarebbero interessati al rispetto delle regole, le multe salate sono tipicamente un onere del genitore e quindi chi meglio di lui può proteggere il diritto d'autore??