25.11.07

Definizione della Sindrome "8 e 1/2", sintomi e conseguenze

Definizione della Sindrome "8 e 1/2":

La Sindrome "8 e 1/2" è un disordine autoriale che colpisce gli autori di blog non commerciali. Questa sindrome si trova in tutto il web ed è un comune disturbo che porta gli autori dei blog ad avere "l'orrore del vuoto", ovvero a trovarsi nella necessità spasmodica di scrivere un post nel loro blog anche senza avere un argomento valido di discussione.
Il nome della sindrome è di chiara origine cinefila ed identifica il momento in cui un creatore non riconosce più in se stesso la capacità di produrre idee.

Sintomi ed indizi:

Il primo sintomo è il porsi domande come "quanti post ho scritto nel mese?", "i miei amici cosa diranno ora che non sto più postando?", "ho finito gli argomenti di cui mi piace parlare?", "a qualcuno interessa veramente quello che scrivo?".
Altro sintomo evidente è la ricerca affannosa di un argomento decente da riportare all'attenzione, la ricerca è tipicamente vissuta con frustrazione poichè è in contrasto con l'idea iniziale di scrivere post solo in base ad una sincera "ispirazione".

Rischi:
Il rischio più comune è quello di scrivere post inutili e/o ridondanti creando disaffezione in chi legge e perdita dell'autostima dell'autore.

Trattamenti:
Il malato deve innanzitutto riconoscere il suo problema, in seguito dovrà prendere una pausa di riflessione e rileggere in chiave critica tutti i suoi post per capire in che direzione autoriale sta andando.
La consapevolezza finale che la mancanza di post non esprime la fine del ciclo creativo riporterà il rapporto autore/blog in un ambito di normale scambio e sacrificando la numerosità alla qualità l'autore ritroverà la voglia di scrivere...

30.10.07

Un Taxi a Roma ovvero quando il mercato non esiste

Questa è la scena che mi si è presentata davanti un giorno lavorativo a Roma, Stazione Termini, ore 10.30 di mattina


E' evidente che questa fiumana di persone è in fila per un taxi e come lo stesso faccia tristemente capolino in fondo alla medesima fila... Circa 50 metri più avanti rispetto alla mia posizione.

Posso capire le ragioni di una categoria e la spinta a proteggere uno status raggiunto e soprattutto mantenuto con una grande fatica. Appare comunque chiaro che c'è uno squilibrio tra domanda ed offerta e questo si riflette anche sulla qualità del servizio una volta che lo stesso viene erogato, infatti una volta a bordo il taxista con il quale conversavo amabilmente ha cercato a più riprese di convincermi che sarebbe stato meglio per me prendere un mezzo pubblico piuttosto che cercare di raggiungere l'altra parte della città in taxi.

Ho desistito per pigrizia ma anche perchè infastidito da questo atteggiamento poco "customer oriented"...

Evidentemente corse lunghe e file chilometriche non vanno d'accordo con il modello di business dei taxisti e il risultato è che il cliente viene quasi convinto che per lui la soluzione migliore è essere scaricato a pochi chilometri dalla Stazione di partenza...

E' strano come il comune di Roma non colga l'occasione per istituire ed ampliare servizi ibridi taxi-bus, a mio parere sarebbero a vantaggio di tutti.

7.10.07

Lo spot antipirateria, i bisogni del target e i soldi buttati...

Introduciamo subito il colpevole: lo spot antipirateria che ci accompagna prima di ogni proiezione al cinema




Non discuto del merito, non è un post sulla morale del diritto d'autore ne una sua variante, è semplicemente un post che cerca di analizzare uno spot che per come è impostato è probabilmente il peggio riuscito della storia..

Uno spot dovrebbe nella teoria della comunicazione:

  • - esemplificare una necessità ovvero un bisogno
  • - proporre un prodotto in grado di esaudirla attraverso alcuni benefici specifici
  • - spiegare le ragioni per le quali il prodotto è in grado di dare i benefici promessi
Ovviamente il bisogno ed il prodotto devono essere pensati per un target specifico.

Nel caso dello spot in questione la domanda è: quale è il target?
I giovani tecnologicamente smaliziati che usano la rete per scaricare contenuti protetti dal diritto d'autore?

La risposta pare essere affermativa visto il taglio che viene dato allo spot: musica incalzante, ritmo serrato, montaggio "atletico".

Ma se il target è quello dei giovani quale è il bisogno che stiamo cercando di esaudire?
La risposta sembra incredibilmente essere: IL BISOGNO DI LEGALITA' ovvero il BISOGNO DI NON TRASGREDIRE

PECCATO CHE TUTTI SANNO CHE I GIOVANI VOGLIONO TRASGREDIRE E HANNO "BISOGNO" DI TRASGREDIRE!

Il presupposto è quindi sbagliato e il parallelo che si fa tra il furto di un oggetto e il furto di un film è assolutamente incentivante rispetto al desiderio di trasgressione, sostanzialmente lo spot ottiene un effetto inverso, infatti la retorica dello spot è:

"Non ruberesti mai un auto"
"Non ruberesti mai una borsa" ecc ecc.

Il pensiero inconscio che esprimerebbero i giovani al di fuori delle normali sovrastrutture nelle quali vivono (legge, famiglia ecc ecc) è:

"SI,ruberei!"
"SI, trasgredirei!"

Quindi lo spot alimenta il bisogno di trasgressione, fornisce tragressione a buon mercato, da la possibilità di sentirsi ladri, lestofanti, malfattori senza in realtà rischiare niente.
E' il paradiso del target a cui si rivolge, il fatto che il bisogno che va a soddisfare sia diametralmente opposto a quello sperato è solo un piccolo incidente di percorso...

Per inciso io avrei indirizzato uno spot antipirateria ai genitori, loro si che sarebbero interessati al rispetto delle regole, le multe salate sono tipicamente un onere del genitore e quindi chi meglio di lui può proteggere il diritto d'autore??

27.9.07

Californication

Ok lo ammetto, non so niente di questa serie, ho solo letto un post su Macchianera che mi ha intrigato.

A breve spero di dirvi di più, intanto per approfondimenti leggete qui

13.9.07

America's favorite serial killer is back



DEXTER è un uomo solo ma non troppo, è meticoloso ma non sempre, è simpatico ma non tanto, è affettuoso se rischiesto, non prova sentimenti ma li finge, lavora per la polizia ed è un serial killer...

Diciamoci la verità i "cattivi" o "villain" per dirla in inglese sono da sempre i personaggi più accattivanti del piccolo e grande schermo, non seguono stupide convenzioni sociali e sono tremendamente affascinanti.

Volete mettere il fascino di Jack


Con quello di Wendy.........?


Insomma chi non tifava per Freddy quando si infiltrava nei sogni di un gruppo di noiosissimi e spocchiosi adolescenti americani? Chi non ama alla follia Annibal Lecter e i suoi commensali?

Diciamo che Dexter ci permette di tifare per un cattivo che seppur seguendo un codice d'onore (uccide solo altri serial killer o persone che "se lo meritano) non fa altro che uccidere in maniera orribile essere umani.
Il personaggio sembra tagliato con l'accetta ma nasconde molte sfaccettature e piano piano scopriamo di come le emozioni che si sforza di fingere in realtà non gli sono del tutto estranee.
La continuity della serie si snoda fra gli omicidi di Dexter e quelli di un altro serial killer sui quali lo stesso Dexter si trova ad indagare come "esperto in analisi sul sangue". Gli eventi si connotano presto in una sfida che come prevedibile nasconderà parecchie sorprese.

Si inserisce nel filone di telefilm scorretti e contenti di esserlo, ma mentre "The Shield" e "OZ" indugiano sulla violenza fisica Dexter lo fa su quella mentale. Siamo costretti a sentire i pensieri di un serial killer e a "comprenderne" le ragioni malate, che però lo rendono coerente e quindi quasi apprezzabile. Ovviamente non si discutono gli aspetti morali delle azioni quanto piuttosto il fatto che esse siano rappresentate semplicemente come espressione di una mente malata affascinante ed accattivante che nello sforzo di comportarsi normalmente ci fa da specchio e mette in luce quanto di più ridicolo esiste nella nostra società.

Assolutamente da non perdere

6.9.07

Interfaccia Brain-To-Game



Ci sono post che esistono solo per segnalare approfondimenti che l'autore ritiene di interesse, questo è uno di quelli! ^_^

Su Wired c'è un interessante articolo sui rischi delle interfacce di prossima generazione per il controllo tramite onde cerebrali di software di intrattenimento.

In effetti il concetto di feedback nel caso del cervello potrebbe essere pericoloso, ovviamente non mi aspetto che tutto questo si risolverà in un vero ostacolo verso un percorso che anche attraverso la realtà aumentata porterà ad un nuovo modo di intendere le "macchine".

Buona lettura